La riapertura della Cerchia

Fossa internaQuella che era un tempo chiamata “Fossa Interna” e che oggi è quella circonvallazione interna nota come “Cerchia dei Navigli” , fu definitivamente chiusa e sotterrata nel 1929. La principale causa di questa scelta è da ricercarsi in motivi igienici in quanto la stessa era diventata un collettore fognario a cielo aperto per la mancanza di una vera rete fognaria che sarà completata solo successivamente. Ciò comportava pertanto miasmi insopportabili, soprattutto durante il periodo estivo e per le attività di pulizia ( a carico dei frontisti) e pericoli di infezione per la cittadinanza. Ma vi furono anche altre cause: il treno aveva ormai sostituito il trasporto su acqua sia per velocità che che per costi, ma anche le nuove idee artistiche come ad esempio quelle dei Futuristi di Marinetti mal sopportavano il Naviglio preferendogli ampi boulevard per far correre trionfalmente le nuove automobili. Si riportano qui di seguito alcuni link utili di approfondimento mentre più avanti è riportato un articolo che tratta i motivi concreti che hanno convinto molti sull’opportunità della riapertura della “Fossa Interna” un po’ nella scia di quanto accaduto a Parigi con il “Canal Saint Martin”.

IL 22 febbraio 2017 a Palazzo Marino il Sindaco Sala ha dato l’avvio ai lavori del “Comitato Scientifico con funzione consultiva, quale organismo di supporto all’Assessore alla Mobilità e Ambiente, all’Urbanistica Verde e Agricoltura e ai Lavori Pubblici e Casa, per coordinare le attività di analisi e di progetto necessarie ad avviare attività più specifiche finalizzate a definire le attività propedeutiche, la programmazione e realizzazione delle fasi di lavoro e delle opere, nonché a seguire lo sviluppo della progettazione preliminare della connessione idraulica necessaria per consentire l’attuazione del progetto generale di riapertura dei navigli milanesi per fasi temporali successive”.  Il Comitato Scientifico è coordinato dal Prof. Antonello Boatti del Politecnico di Milano ed è composto dai seguenti membri: Ing. Manuela Antonelli, Ing. Marco Broglia, Ing. Maurizio Brown, Arch. Andrea Cassone, Prof. Ing. Claudio Gandolfi, Prof. Arch. Giorgio Goggi, Arch. Marco Prusicki, Prof. Renzo Rosso, Dott. Guido Rosti, Prof.ssa Laura Scesi, Prof. Stefano Sibilla. E’ l’avvio di un cammino che porterà alla definizione precisa dei possibili contorni tecnici, ambientali ed economici di una riapertura ragionata della fossa interna dei Navigli da proporre concretamente alla Città attraverso un referendum.

In coda sono esposti alcuni documenti tecnici specifici nonchè articoli e commenti apparsi sulla stampa milanese in merito al tema della riapertura dei Navigli.

  • Progetto la Cerchia 1 a 1   Un progetto di riconoscimento concreto dell’antico tracciato della fossa interna, nella Milano odierna, ideato dall’Architetto Umberto Vascelli Vallara
  • L’associazioneRiaprire i Navigli, si propone di riattivare il sistema della vie d’acqua lombarde riaprendo la fossa interna dei Navigli, chiusa a Milano tra gli anni ’20 e gli anni ’60.
  • Un documento storico sulla chiusura della fossa interna. Un testo che riporta integralmente una relazione dell’Ing. GIUSEPPE CODARA, Responsabile dell’Ufficio tecnico Comunale nel 1929, riguardante la chiusura della fossa interna dei Navigli e la realizzazione dell’attuale “cerchia”, il Boulevard di Milano.

 

milano pianta 1866

 

Riattivare anche il sistema urbano dei Navigli. Perche?

(Guido Rosti)

E’ del tutto pacifica e credo incontestabile la necessità ed opportunità per il Milanese di riattivare la completa funzionalità del sistema dei Navigli ancora esistenti ( Grande, Martesana, Pavese, Bereguardo), tuttavia molti milanesi sarebbero entusiasti di rivedere riaperta anche la fossa interna di Milano mentre altri, al contrario, vedrebbero la cosa come un errore ed un grosso problema da aggiungere a quelli già esistenti in città.

Il referendum del 2011, con il 97 % di  “si” su circa 500.000 votanti sul quesito relativo alla riapertura dei Navigli, anche se rappresenta sicuramente ed oggettivamente un elemento di grandissima rilevanza, va obiettivamente valutato e soppesato attentamente sia per capire il parere di quegli aventi diritto che non hanno votato ( circa 200.000) sia per avere la certezza che chi ha votato “si” sia stato veramente cosciente, al di là di un’immagine accattivante, del radicale e profondo cambiamento che tale operazione avrebbe innescato sulla città, sulle sue abitudini  e sul suo paesaggio urbano.

Vediamo tuttavia, fuori dalle pulsioni sentimentali dei sogni e dall’intransigenza dei contrari,  quali potrebbero essere realmente  e concretamente i vantaggi conseguenti alla eventuale  riapertura della cerchia interna.

Non si vuole assolutamente riproporre un’immagine nostalgica e stereotipata di una Milano da cartolina romantica che non esiste più, e non può certo essere risuscitata, bisogna al contrario capire quali sarebbero gli eventuali concreti benefici (in rapporto ai costi), di un’operazione  che vuole rappresentare un concreta proposta di sviluppo sostenibile di “Milano città d’acque” lasciando volutamente per ultimo l’aspetto più immediato e colorito relativo al  nuovo layout del paesaggio urbano. 

Prima di tutto ricollegare idraulicamente il sistema Adda ed il sistema Ticino, come del resto era sempre stato fino ai primi del ‘900, significa ridare continuità  ai flussi idraulici che oggi sono interrotti o separati sotto la città e questo contribuisce a complicare i deflussi a valle in caso di piena.  Oggi infatti la Martesana, che non può più riversarsi nella fossa interna, ricevendo le acque del Seveso lungo Via Melchiorre Gioia, entra insieme ad esso nel canale Redefossi al ponte delle Gabelle.  Ciò infatti,  oltre a rappresentare un grave danno per le acque pulite del Martesana che vengono così  irrimediabilmente lordate dalle acque contaminate del Seveso crea, in caso di piena, un ulteriore impedimento a far defluire le ingenti portate in arrivo, contribuendo a provocare le intollerabili inondazioni dei quartieri a nord della città che purtroppo tutti conosciamo.

Seveso-Martesana copyBen lungi da voler sostenere che la riapertura della cerchia, col deflusso del Martesana, possa risolvere da sola il problema “Seveso”, si è  tuttavia convinti che ciò potrebbe in piccola parte contribuire, insieme ad un serio pacchetto organico di interventi strutturali (vasche di laminazione, completamento del raddoppio del canale scolmatore di N.O., etc.), a risolvere alla base il problema.

Per ottenere un primo risultato squisitamente idraulico si potrebbe, in prima battuta, come suggerito da valenti esperti ed in sinergia con la realizzazione della metropolitana 4, predisporre una tubatura sotterranea di 2-3 mc/sec per separare da subito le acque del Martesana e convogliarne le acque pulite verso la Vettabbia, con un vantaggio sicuramente non trascurabile anche per l’agricoltura del sud Milano un po’ carente d’acqua. Tale operazione potrebbe essere inoltre propedeutica all’eventuale riapertura della cerchia consentendo una cantierizzazione parzializzata per segmenti ed un processo progettuale graduale e meno impattante (Vedi articolo successivo sui vantaggi reali di tale pre-intervento)

Veniamo ora ad un aspetto poco noto che tuttavia presenta notevoli problemi di carattere tecnico.  Ci si riferisce alla presenza, nelle acque di fognatura, di acque pulite così dette  “Parassite” e  cioè di acque che non dovrebbero assolutamente raggiungere il sistema fognario provenendo o da pompaggi di falda per abbassamento della stessa, o per utilizzo di pompe di calore (pratica questa sempre più diffusa).  Tali acque per essere smaltite, non essendo disponibili ricettori adeguati, vengono indebitamente sversate in fognatura provocando un indesiderato aumento delle portate che vanno ai depuratori (si parla addirittura di un 30% del totale) e diluendo abbondantemente le acque nere con evidente danno per gli impianti di depurazione ( per i quali un funzionamento ottimale è valido con un sensibile carico organico) e collaterale aumento sensibile, indesiderato ed inutile,  dei costi di gestione. Poter disporre di un canale ricettore di acque pulite a portata adeguata nel cuore della città, potrebbe contribuire a risolvere gran parte del problema con ovvi benefici economici ed operativi del sistema di depurazione, consentendo anche un ampio sviluppo dello sfruttamento geotermico, una risorsa energetica rinnovabile e non inquinante per l’ambiente e fornendo un contributo significativo all’abbassamento della prima falda che tanti problemi sta creando alle strutture sotterranee, prime fra tutte le gallerie della MM. 

Veniamo ora all’aspetto turistico che tale via d’acqua potrebbe innescare.

Sarebbe infatti possibile, una volta ultimato il collegamento Locarno Milano Pavia, oggi in avanzato stato di approntamento, entrare nel cuore della città provenendo direttamente  daĺla Svizzera o dall’aeroporto di Malpensa e predisponendo pacchetti di visite cittadine sicuramente di grande richiamo e appetibilità.

Le due conche storiche ripristinate dell’Incoronata e di Viarenna, porte d’ingresso alla città, costituirebbero un richiamo di grande interesse storico e tutti i luoghi più  importanti cittadini potrebbero essere raggiunti con fermate e approdi dopo una navigazione lenta e scenografica attraverso una città da riscoprire.

Infine, come si è detto, vediamo il nuovo aspetto del paesaggio urbano. Non è difficile immaginare cosa possa significare spalmare il paesaggio che si verrebbe a creare, oggi materializzato dalla rinascita della Darsena, su tutto il tratto cittadino lungo un pezzo di città non più congestionata da un traffico caotico (sarebbero previsti solo attraversamenti radiali) ma di possibile accesso solo ai residenti ed ai mezzi pubblici, con tranquilli percorsi ciclopedonali. Via Melchiorre Gioia ora anonima e trafficata acquisterebbe un nuovo carattere significativo e di socializzazione, il laghetto di S. Marco caratterizzerebbe significativamente la zona di Brera già bellissima, piazza Cavour perderebbe il suo stato di “non luogo” con la realizzazione di una piccola darsena di sosta, in Via Senato il palazzo del Senato si rifletterebbe ancora nelle acque del Naviglio, nel parco delle Basiliche si potrebbe raggiungere S. Lorenzo dalla barca per arrivare infine alla Conca di Viarenna rinata e quindi finalmente in Darsena. Un percorso immaginifico che ci affascina, un sogno che potrebbe concretamente diventare realtà.

Infatti un progetto commissionato dal Comune di Milano al Politecnico e coordinato dal Prof. Boatti, a cui hanno partecipato anche l’Università statale ed il Politecnico di Pavia con numerosi docenti, esperti e laureandi coinvolti, ha dimostrato nel concreto la fattibilità tecnica del progetto (urbanistica, idraulica, viabilistica. Idrogeologica, etc.) ed i suoi costi, valutati in circa 400 milioni di euro, non sembrano impossibili se considerati spalmabili in una decina di bilanci e, cosa ancor più realizzabile, se si riuscisse ad accedere ad adeguati finanziamenti europei non impossibili da ottenere per un progetto transnazionale di siffatta portata.

Ecco così rinata con nuovo slancio la città d’acque di Bonvesin de la Riva e di Leonardo, non certo un malinconico paesaggio con la luna che si specchia nel Naviglio, tanto odiata dai Futuristi, ma una vera e reale opportunità di concreto sviluppo sostenibile per l’ambiente con anche un risvolto economico enormemente redditizio.

Ecco perché, nel contesto della riattivazione del completo  sistema dei Navigli, partendo dal recupero di quelli ancora esistenti e con un serio progetto di realizzazione secondo un criterio di priorità crescenti, verificato un adeguato e consapevole consenso cittadino (è sicuramente indispensabile che consapevolmente i milanesi una volta valutato il progetto definitivo ed i suoi costi reali, si esprimano definitivamente),  riattivare anche  il sistema  interno dei Navigli sarebbe una grandiosa opportunità per Milano.

Giugno 2016 


Vantaggi e fattori positivi della scelta di realizzare da subito la continuità idraulica Martesana-Vettabbia-Darsena mediante tubazione interrata in concomitanza coi lavori della metropolitana 4

Guido Rosti Cesàri

Ricollegamento immediato sistema idraulico

Il  ricollegamento immediato dei due sistemi idraulici Est e Ovest con il sud Milano consentirebbe da subito un grande beneficio per il sistema irriguo locale del Sud Milano estremamente penalizzato e carente al momento,  ma beneficerebbe anche dell’immissione di  preziosissime portate aggiuntive nella Darsena proprio in quella parte di specchio d’acqua che viene più penalizzato al momento per ristagni con formazione di alghe soprattutto nel periodo estivo (fronte Marinai d’Italia). Fra l’altro si potrebbero limitare i costi mediante l’utilizzo anche tratti di canalizzazione già in parte esistenti ed individuati ( San Marco, de Amicis, etc.)

Separazione immediata acque Seveso/Martesana

Si potrebbe procedere in tempi rapidissimi  alla separazione delle acque del Seveso dal Martesana con il vantaggio immediato di non contaminare più acque pulite con acque pesantemente inquinate, ma anche ,in concomitanza con la realizzazione delle previste vasche di laminazione, con un adeguato approccio progettuale soprattutto in termini di portate aggiuntive, contribuire al miglioramento dell’efficienza di smaltimento delle piene del Seveso attraverso il Redefossi che tanti danni portano al nord Milano ed alla zona di Niguarda in particolari situazioni estreme.

Riapertura graduale Fossa Interna

La possibilità di disporre di una tubatura sotterranea può consentire un limitato disturbo di superficie durante il processo di riapertura definitivo della fossa interna, alleggerendo l’impatto sulla viabilità con piccoli cantieri . Peraltro anche la realizzazione della tubazione sotterranea con spingi tubo potrebbe essere realizzata con singoli cantieri di avanzamento per tratti di circa 200 metri ciascuno procedendo via via aprendo il successivo dopo la chiusura del precedente.

Rateizzazione dell’impegno finanziario

Poter effettuare interventi parziali  progressivi definiti dal progetto generale potrà anche consentire una frammentazione dell’onere finanziario totale necessario per il progetto e della relativa disponibilità finanziaria necessaria spalmando l’impegno economico su più annualità di bilancio senza penalizzare troppo le casse pubbliche  con importi estremamente importanti e concentrati

Realizzazione di possibili riaperture parziali esemplificative

Oltre alla riapertura progressiva, che dovrà essere scandita da precisi riferimenti progettuali approvati e fatti formalmente  propri dall’Amministrazione comunale,  vi sarà la possibilità di effettuare riaperture importanti  e dimostrative in particolari punti di particolare pregio opportunamente individuati (ad esempio  Via Francesco Sforza, Parco delle Basiliche, Conca di Viarenna, Conca dell’Incoronata, etc.) che fungano da esempi  emblematici di ciò che si sta realizzando cominciando ad assicurarne fin da subito,  una opportuna e significativa  fruizione con acque correnti.

Disponibilità  di  un  canale di “soccorso”

Una volta realizzata la riapertura completa della Fossa,  il canale sotterraneo potrà rimanere comunque a servizio della struttura stessa  per tutte quelle situazioni in cui si dovesse svuotare la fossa interna (pulizia, interventi urgenti di manutenzione straordinaria, etc.), mantenendo comunque e garantendo la continuità idraulica necessaria ed assicurando lo smaltimento delle acque delle pompe di calore anche in tali circostanze, evitando il blocco degli impianti.

Scarico pompe di calore

La disponibilità urgente della tubazione sotterranea (qualora sufficientemente dimensionata) oltre a garantire la continuità idraulica potrebbe anche essere utilizzata per il conferimento di acque provenienti da pompe di calore anche di quantità importanti che attualmente vengono immesse in fognatura penalizzando non poco la funzionalità degli impianti di trattamento che mal tollerano l’aggiunta di acque di diluizione senza carico organico.

Acque “Parassite”

Altro vantaggio sarebbe il possibile recapito di acque così dette “Parassite” . A tale proposito si riporta di seguito quanto indicato nel” Piano d’Ambito ATO Città di Milano, Aggiornamento 2014
 “Fondamentale azione sono gli interventi di distoglimento delle acque parassite (acque derivanti dall’aggottamento delle acque di falda che allagano infrastrutture interrate o dall’utilizzo in pompe di calore) ed acque chiare (seconda pioggia), acque pulite che ammontano in totale a circa 80 Milioni di M3 e che ad oggi, in assenza di recapiti alternativi vengono immesse nella rete acque reflue ed impropriamente convogliate alla depurazione.
Tali  acque verrebbero, ove possibile, reimmesse e convogliate nel Reticolo Idrico superficiale, previo ripristino della continuità idraulica dello stesso e verifica quantitativa in merito alle maggiori portate introdotte, ma vista la pressochè totale obliterazione del Reticolo Idrico superficiale nelle zone del centro di Milano, proprio l’intervento di riattivazione (anche parziale) dei Navigli Milanesi si presterebbe quale recapito ottimale delle acque chiare e parassite distolte, acque pulite che poi verrebbero restituite all’uso agricolo tramite la rete dei Navigli. “


05 ottobre 2017

IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA IL REFERENDUM CONSULTIVO PER LA RIAPERTURA DEI NAVIGLI MILANESI

Il 5 ottobre 2017  si registra un evento estremamente importante sulla strada della riapertura dei Navigli, infatti il Consiglio comunale ha votato  due ordini del giorno presentati dalla maggioranza.

Il primo che impegna il Comune ed effettuare un referendum consultivo in concomitanza con le elezioni Regionali di primavera firmato  dal capogruppo del Pd Filippo Barberis, è stato approvato a maggioranza, con 26 voti a favore compreso quello del sindaco Beppe Sala e 11 voti contrari dal centrodestra, M5S e Basilio Rizzo di Milano in Comune.

Il secondo ordine del giorno approvato, sempre a firma Pd, “valuta positivamente le linee progettuali per la riapertura dei Navigli presentate nel luglio 2017”. Tale secondo o.d.g è stato approvato con 27 voti a favore della maggioranza, 4 astenuti e la non partecipazione al voto del centrodestra. 

A seguito di ciò il percorso ora prevede la realizzazione di un progetto definitivo, comprensivo anche della stima dei costi,  da presentare alla città nelle sedi opportune perchè tutti i cittadini possano essere informati compiutamente sui complessivi aspetti tecnico/finanziari, sull’impatto del progetto sulla città e possano quindi arrivare al voto con la massima informazione possibile.


ARTICOLI E COMMENTI APPARSI SULLA STAMPA MILANESE

SUL TEMA DELLA RIAPERTURA NAVIGLI

7 febbraio 2012 – Corriere della Sera – Claudio Schirinzi

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8 febbraio 2012 – Corriere della Sera – Paola D’Amico

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26 febbraio 2012 Corriere della Sera – Giacomo Properzj

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22 marzo 2012 – Corriere della Sera – Marco Romano

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18 aprile 2012 – Il Giornale

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18 novembre 2012 – Corriere della Sera – Elisabetta Soglio

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3 maggio 2013 – Corriere della Sera – Rossella Verga

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17 settembre 2014 – Corriere della Sera

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14 dicembre 2014 – Corriere della Sera – Giampiero Rossi

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12 maggio 2015 – Corriere della Sera – Empio Malara

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Aprile 2016 – Il Giornale dell’Ingegnere

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19 settembre 2016 – Repubblica

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19  settembre 2016 – Repubblica

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21 febbraio 2017 – Corriere della sera

Corriere Sala sulla riapertura 20_02_2017


MILANO TODAY04 APRILE 2017Milano, approvata la mozione per riaprire i Navigli: è arrivato l’ok di regione LombardiaApprovata la mozione per riaprire i Navigli a Milano | Il progettoUn primo, ma fondamentale, via libera. L’inizio della strada verso un tavolo che vedrà seduti insieme comune e regione per rendere possibile il progetto di riaprire i Navigli a Milano.Martedì pomeriggio, il consiglio regionale della Lombardia ha approvato la mozione del vicepresidente Fabrizio Cecchetti, esponente della Lega Nord, che impegna la giunta – recita il testo – a “promuovere un protocollo di intesa tra la regione Lombardia e il comune di Milano che contenga come punto essenziale la dichiarazione congiunta di voler realizzare la riapertura dei Navigli in Milano e predisponga una proposta che possa diventare l’oggetto della promozione di un accordo di programma tra gli Enti interessati volto a realizzare la riapertura dei Navigli quale opera strategica Regionale.”Tradotto: regione e comune dovranno lavorare insieme affinché i Navigili vengano riaperti.“Oggi – il commento di un Cecchetti visibilmente soddisfatto – abbiamo fatto un grande passo per il futuro di Milano e della Lombardia. Per la prima volta il comune e la regione si sederanno a un tavolo per definire le modalità per riaprire il sistema dei navigli lombardi e arrivare alla sottoscrizione di un accordo di programma.”“Riaprire completamente il sistema navigli – ha spiegato Cecchetti – è la vera sfida per tutti i cittadini milanesi e lombardi. Realizzare un progetto del genere vuol dire infatti disegnare la Milano del futuro, rivedendo il traffico e creando nuovi spazi in città, ma significa soprattutto più turismo e nuove opportunità di lavoro per migliaia di persone. Insomma un’occasione unica per fare Milano ancora più bella e per creare posti di lavoro.”“Oggi – ha concluso Cecchetti – la politica lombarda ha dato prova di grande lungimiranza, ora occorre continuare questo percorso che farà spiccare il volo a Milano e alla Lombardia  intera”.Il percorso è lungo, difficile, ma non impossibile. Perché la “controparte”, il sindaco Beppe Sala, ha già mostrato di non essere affatto contrario all’idea di riaprire i Navigli.Il primo cittadino ne aveva fatto un punto cardine del suo programma elettorale e a giugno 2016 aveva presentato un progetto concreto per la riapertura dei Navigli – che ricalca uno studio di fattibilità del Politecnico – che prevede quattro tratte distinte, non necessariamente da realizzare nello stesso momento.Le quattro tratte, insieme, farebbero connettere il centro con la periferia attraverso la Martesana, “scoprendola” in via Melchiorre Gioia. I i lavori per la realizzazione dell’opera costerebbero circa quattrocento milioni di euro e lo stesso sindaco aveva spiegato che i soldi si potevano in parte reperire attraverso i fondi europei destinati alla sostenibilità urbana.Poi, a settembre 2016, Sala aveva rilanciato l’argomento promettendo un referendum vincolante entro il 2017. Un’idea, quella della consultazione, che era stata poi riproposta a febbraio scorso.Questa volta, il tempo sembra essere davvero arrivato. 


Corriere della sera 

05 Aprile 2017

 Riaprire i Navigli: passa in consiglio regionale la mozione della Lega

Il vice presidente Cecchetti: «Abbiamo l’occasione di disegnare la Milano del futuro e di collegare il sistema di vie d’acqua più grande d’Europa che porterà turismo e lavoro in tutta la Lombardia»

di Redazione Milano online«Milano riapra i suoi Navigli. Il «sogno» del sindaco Beppe Sala, annunciato già durante la sua campagna elettorale e da lui rilanciato nei giorni scorsi al forum «Urban Waterways» di Chicago, è stato ripreso dal Consiglio regionale, che ha approvato una mozione presentata dal Vice Presidente Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) e da Stefano Bruno Galli (Lista Maroni), con la quale si impegna il Presidente Roberto Maroni e la Giunta regionale a promuovere un Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Comune di Milano che punti ad avere, attraverso poi un successivo accordo di programma tra gli enti interessati, la riaperture delle vie d’acque dei Navigli Lombardi. Il documento evidenzia che l’opera deve essere definita «strategica» e che tale intervento – che interessa una rete complessiva di canali per 140 chilometri – ha importanti valenze identitarie e culturali.«Turismo e lavoro»«La riapertura dei Navigli – ha detto il Vice Presidente Cecchetti – è un progetto bello, porta lavoro e rilancia l’economia. Abbiamo l’occasione di disegnare la Milano del futuro e di collegare il sistema di vie d’acqua più grande d’Europa che porterà turismo e lavoro in tutta la Lombardia. Non sprechiamo questa opportunità». «C’è già – ha ricordato Stefano Bruno Galli – un progetto di fattibilità del Politecnico. Riaprire i Navigli è scritto nella storia di Milano perché Milano è una città d’acqua dunque valorizza un aspetto culturale e architettonico della città e della nostra Regione». La mozione è stata approvata con 59 voti favorevoli. Astenuto il Movimento 5 Stelle: per la Consigliere Paola Macchi «il progetto ha la sua valenza ma in questo momento ci sono altre opere prioritarie che Milano attende». 


Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.20 aprile 2017ILARIA CARRAChi lo sostiene, ed è la maggioranza, ne sottolinea i vari benefici: rifornirebbe la Darsena di acqua pulita e anche il sistema irriguo locale, in particolare le campagne a Sud di Milano. E ancora: il collegamento idraulico sotterraneo che crea dibattito potrebbe servire per riscaldare la città con le pompe di calore e aiutare a contenere la falda che sale. C’è però chi teme che quel grosso tubo da costruire come prima cosa sotto il tracciato dei Navigli da far poi riaffiorare potrebbe segnare in realtà la fine del “grande sogno”: la tubazione permetterebbe riaperture programmate di tratti degli antichi Navigli e dunque il timore è che poi ci si fermi qui anziché proseguire nel più ambizioso disegno di riscoperta totale e navigabilità dei canali. È il tema che anima il comitato scientifico tecnico nominato dalla giunta Sala per trasformare in progetto esecutivo la promessa elettorale di riaprire i Navigli. E sarà su quel piano che i milanesi saranno chiamati a esprimersi in una consultazione «entro al fine del 2017» come annunciato dal sindaco.La connessione idraulica sotterranea è l’oggetto che ha catalizzato il lavoro dei tecnici nei primi due incontri sul progetto dei 7,7 chilometri di Navigli riscoperti che con dieci conche e 43 ponti collegherebbero la Martesana alla Darsena; 400 milioni la stima dei costi anche se per molti esperti è sommaria e troppo alta. In attesa di trattare poi un altro tema, quello legato agli impatti che la riapertura dei canali avranno sulla mobilità cittadina. Nel comitato c’è un fronte di chi spererebbe di poter anticipare i tempi: «Sarebbe interessante mettere in atto in anticipo rispetto alla fine del progetto un sistema di moderazione del traffico ( traffic calming) lungo la Cerchia dei Navigli — propone il coordinatore del comitato, l’architetto Antonello Boatti — un sistema di zone 30 e di provvedimenti che elimini il traffico di scorrimento lungo la circonvallazione». Un’idea su cui la giunta è perplessa: «L’area è già gravata dai cantieri del metrò 4 — dice l’assessore alla Mobilità, Marco Granelli —. In questo momento non sono allo studio altri interventi sulla Cerchia». Ma la proposta piace molto all’anima più verde della maggioranza: «La riapertura dei Navigli è la vera opera pubblica per cui Milano andrà n Europa e preparare il terreno con il traffic calming è la cosa migliore così la gente si abitua — dice il presidente commissione Mobilità, Carlo Monguzzi, Pd —. Ci sono difficoltà, lo capisco, ma è il momento per osare».Il tema della mobilità verrà affrontato a maggio, nel prossimo incontro. Intanto i tecnici di Mm stanno mettendo a punto un progetto preliminare sulla tubazione sotterranea, ritenuta «prodromica all’apertura dei Navigli — dice Boatti — anche se va fatta in modo che sia utile anche dopo». La tubazione, 27 milioni di costo, sarebbe il primo passaggio per la riapertura dei Navigli: si unirebbero i cantieri a quelli di M4, per creare meno disagi. Oggi, l’acqua (pulita) della Martesana si mescola a quella (meno pulita) del Seveso: i due corsi procedono lungo i Bastioni verso Porta Romana e San Donato per poi buttarsi nel Lambro. Il progetto del “tubo” servirà a separare Martesana e Seveso tra via Gioia e via Chiarissimi e a riportare il canale lungo il percorso storico della “fossa interna”. E avrà altre funzioni. Fungendo da serbatoio, permetterebbe di portare l’acqua in superficie in alcuni punti mirati, come nelle conche dell’Incoronata e Viarenna: «Ma così si rischia di non fare il progetto vero che è un’altra cosa — avverte Roberto Biscardini, presidente dell’associazione Riaprire i Navigli — è importante invece che tutto il piano venga fatto, ora che anche la Regione si è impegnata a promuovere un protocollo d’intesa ».


Corriere Della Sera 22/06/2017


La Repubblica 22/06/2017

Repubblica.it  Milano

Riaprire i Navigli a Milano, esperti al lavoro in vista del referendum: un canale sotterraneo e traffico rallentato

Più di 7 km di canali con 10 conche e 43 ponti collegherebbero la Martesana alla Darsena. Allo studio il tracciato d’acqua con gli interventi per anticipare il maxi piano

di ILARIA CARRA

Chi lo sostiene, ed è la maggioranza, ne sottolinea i vari benefici: rifornirebbe la Darsena di acqua pulita e anche il sistema irriguo locale, in particolare le campagne a Sud di Milano. E ancora: il collegamento idraulico sotterraneo che crea dibattito potrebbe servire per riscaldare la città con le pompe di calore e aiutare a contenere la falda che sale. C’è però chi teme che quel grosso tubo da costruire come prima cosa sotto il tracciato dei Navigli da far poi riaffiorare potrebbe segnare in realtà la fine del “grande sogno”: la tubazione permetterebbe riaperture programmate di tratti degli antichi Navigli e dunque il timore è che poi ci si fermi qui anziché proseguire nel più ambizioso disegno di riscoperta totale e navigabilità dei canali.
È il tema che anima il comitato scientifico tecnico nominato dalla giunta Sala per trasformare in progetto esecutivo la promessa elettorale di riaprire i Navigli. E sarà su quel piano che i milanesi saranno chiamati a esprimersi in una consultazione “entro al fine del 2017” come annunciato dal sindaco.

La connessione idraulica sotterranea è l’oggetto che ha catalizzato il lavoro dei tecnici nei primi due incontri sul progetto dei 7,7 chilometri di Navigli riscoperti che con dieci conche e 43 ponti collegherebbero la Martesana alla Darsena; 400 milioni la stima dei costi anche se per molti esperti è sommaria e troppo alta. In attesa di trattare poi un altro tema, quello legato agli impatti che la riapertura dei canali avranno sulla mobilità cittadina. Nel comitato c’è un fronte di chi spererebbe di poter anticipare i tempi: “Sarebbe interessante mettere in atto in anticipo rispetto alla fine del progetto un sistema di moderazione del traffico (traffic calming) lungo la Cerchia dei Navigli – propone il coordinatore del comitato, l’architetto Antonello Boatti – un sistema di zone 30 e di provvedimenti che elimini il traffico di scorrimento lungo la circonvallazione”.

Un’idea su cui la giunta è perplessa: “L’area è già gravata dai cantieri del metrò 4 – dice l’assessore alla Mobilità, Marco Granelli – in questo momento non sono allo studio altri interventi sulla Cerchia”. Ma la proposta piace molto all’anima più verde della maggioranza: “La riapertura dei Navigli è la vera opera pubblica per cui Milano andrà n Europa e preparare il terreno con il traffic calming è la cosa migliore così la gente si abitua – dice il presidente commissione Mobilità, Carlo Monguzzi, Pd – ci sono difficoltà, lo capisco, ma è il momento per osare”.
Il tema della mobilità verrà affrontato a maggio, nel prossimo incontro. Intanto i tecnici di Mm stanno mettendo a punto un progetto preliminare sulla tubazione sotterranea, ritenuta “prodromica all’apertura dei Navigli – dice Boatti – anche se va fatta in modo che sia utile anche dopo”. La tubazione, 27 milioni di costo, sarebbe il primo passaggio per la riapertura dei Navigli: si unirebbero i cantieri a quelli di M4, per creare meno disagi. Oggi, l’acqua (pulita) della Martesana si mescola a quella (meno pulita) del Seveso: i due corsi procedono lungo i Bastioni verso Porta Romana e San Donato per poi buttarsi nel Lambro. Il progetto del “tubo” servirà a separare Martesana e Seveso tra via Gioia e via Chiarissimi e a riportare il canale lungo il percorso storico della “fossa interna”.
E avrà  altre funzioni. Fungendo da serbatoio, permetterebbe di portare l’acqua in superficie in alcuni punti mirati, come nelle conche dell’Incoronata e Viarenna: “Ma così si rischia di non fare il progetto vero che è un’altra cosa – avverte Roberto Biscardini, presidente dell’associazione Riaprire i Navigli – è importante invece che tutto il piano venga fatto, ora che anche la Regione si è impegnata a promuovere un protocollo d’intesa”.


Corriere della Sera 26/07/2017

Riapertura Navigli, Sala: entro il 2022 i primi due chilometri di canali

L’acqua tornerà in cinque tratti: via Melchiorre Gioia, Conca dell’Incoronata-San Marco, Sforza-Policlinico, piazza Vetra e conca di Viarenna. L’obiettivo è di arrivare ad aprire integralmente la cerchia di 7,7 km …leggi tutto


Rapubblica 26/07/2017

Milano è pronta a riaprire i Navigli, primi due chilometri entro 2022: in forse il referendum
Il sindaco presenta il progetto: “Lavori tra circa un anno. Obiettivo è la riapertura totale”. La fase iniziale costerà 150 milioni. Per quanto riguarda la consultazione dei milanesi, ora si parla di “un dibattito pubblico” …Leggi tutto

Corriere della Sera 06 ottobre 2017