La riapertura della “Fossa interna” dei Navigli: una ragionata rilettura del passato, può rappresentare un’occasione vera per la realizzazione di una nuova “Smart City” sostenibile.

Fra le critiche più ricorrenti alla proposta di riapertura dei Navigli che si leggono su giornali, sul web e che si ascoltano durante i convegni, anche da parte di eminenti personaggi, si evidenzia soprattutto una forte perplessità al voler richiamare nostalgicamente un passato chiuso e ormai sepolto e non voler invece guardare allo sviluppo della città in termini innovativi, moderni e differenti rispetto alla struttura urbana di un tempo.

Ciò, come vedremo, è estremamente lontano da quanto si vuole realizzare e potrebbe nascere probabilmente da una lettura superficiale (se non del tutto assente) delle peculiarità del progetto completo nella sua realtà tecnica e propositiva e nel suo approccio d’impianto generale, ricordandoci un po’ il “sogno” di modernità dei Futuristi milanesi avidi di “nuovo”, che non volevano vedere più la Luna specchiarsi nel Naviglio e contribuendo così alla sua “sepoltura”.

Lo studio coordinato dal Politecnico, a cui ho l’onore di partecipare, nasce infatti da una visione tutt’altro che rivolta ad una mero e nostalgico ritorno al passato, ma dalla certezza che il passato non vada del tutto dimenticato e da esso sia tratta però ispirazione per riproporre in termini nuovi un ridisegno della città che sfrutti tutte le potenzialità disponibili e riesca a proporre un nuovo modello urbano, sostenibile sotto tutti gli aspetti più importanti per la sua vivibilità: l’ambiente e l’aria che respiriamo, il paesaggio, il risparmio energetico, la mobilità, la fruizione del contesto urbano, la tutela delle acque.

Se riusciamo infatti ad immaginare uno spazio centrale della città, la cerchia dei Navigli, e non solo (si pensi anche se in parte a Melchiorre Gioia), diventato un luogo di fruizione prevalentemente ciclo pedonale ( anche grazie alla presenza della nuova strategica linea M4 che ne ripercorre il tracciato), pur nel rispetto di tutti i diritti di accesso dei residenti, con un canale adiacente dove possano passare lentamente piccole imbarcazioni, è immediato comprendere  quale grande potenzialità ciò possa costituire non solo per lo scenario urbano e paesaggistico ma anche per le enormi possibilità di sviluppo concreto che ciò potrebbe garantire . Inoltre spalmare anche la frequentazione serale, ora concentrata prevalentemente in Darsena, su di una grandissima area centrale e ed in parte periferica, vorrebbe dire renderla molto più tollerabile e accettabile da parte di tutti, fruitori e residenti, animando discretamente zone oggi del tutto deserte la sera.

A tale proposito si può solo accennare a quello che potrebbe essere l’enorme sviluppo di offerta turistica che tale situazione potrebbe offrire, consentendo di poter visitare Milano lentamente (senza inquinare) navigando, pedalando o camminando nel suo cuore, oppure inoltrandosi da qui verso i Navigli ancora esistenti (Grande, Pavese, Martesana) grazie alla rinascita delle storiche conche dell’Incoronata e di Viarenna vere porte d’accesso della città di un tempo.

La disponibilità quasi immediata poi, di una tubazione sotterranea (ed in futuro anche il nuovo canale), oltre ad offrire soluzioni idrauliche assolutamente fondamentali per la città (la separazione Seveso/Martesana, l’utilizzo di acque pulite per le campagne del Sud Milano, etc.) offre anche la preziosissima possibilità di divenire recapito idoneo dello scarico delle pompe di calore, fornendo un notevole sviluppo, nel cuore di Milano, dello sfruttamento geotermico della falda con un ovvio e ben immaginabile contributo al risparmio energetico, ma anche alla riduzione di emissioni di CO2 e polveri sottili (per non parlare dell’importante contributo al contrasto dell’innalzamento della falda in tale situazione freatica).

Costi. Molte critiche vengono poi mosse in termini di costi estremamente elevati ma anche di possibile  sottrazione di risorse preziose dai magri bilanci, rispetto ad attività ritenute più immediate ed urgenti. Al primo dubbio, la somma cospicua, il progetto risponde in termini estremamente pragmatici e di impostazione tecnica razionale ed esaustiva. Infatti proprio l’avere proposto preliminarmente quel canale sotterraneo che potrebbe approfittare della sinergia con i cantieri di M4, dove scorreranno finalmente le acque pulite del Martesana, può anche garantire una possibilità di gradualità controllata dell’avanzamento dei lavori, cosa che assicurerebbe così la possibilità di spalmare in diversi bilanci successivi l’impegno economico, procedendo per fasi di avanzamento, come quella di partenza proposta attualmente dal Sindaco Sala con la realizzazione di alcune prime e parziali riaperture dimostrative dell’operazione (da sottoporre a referendum popolare). Ci sarebbe pertanto una sincronizzazione dell’avanzamento del progetto con l’effettiva disponibilità economica via via utilizzabile nei vari bilanci annuali (fondi comunali, regionali, europei, privati, etc.). Alla seconda critica  riguardante la maggior utilità di impiego di tali risorse economiche per fini più scottanti e urgenti, viene alla mente che quando, subito dopo la guerra, Milano si ritrovava per gran parte distrutta dai bombardamenti ed in ginocchio, la scelta coraggiosa dell’allora Sindaco Greppi fu quella di cominciare la ricostruzione di Milano partendo dal teatro alla Scala, ritenendo giustamente che la rinascita di uno dei principali simboli di Milano avrebbe fatto da trascinatore insostituibile della ricostruzione di tutta la città. Oggi, ovviamente pur in una situazione completamente diversa, e in presenza di una incontestabile e felice momento di grazia della Città, nel corso di una nuova e profonda rilettura del paesaggio urbano e metropolitano (Porta Nuova, gli scali ferroviari, Milano City, piazza d’armi a Baggio, il recupero delle periferie, etc.), la riapertura dei Navigli così amati dai Milanesi, potrebbe veramente costituire un simbolo insostituibile e trainante di rinascimento urbano concretizzandosi come “fil rouge” di una regia che leghi armoniosamente tutte le sopracitate componenti di tale significativo sviluppo.

La riapertura dei Navigli dunque, alla luce di quanto sopra, va letta non certo come l’obiettivo finale di un melanconico ricordo del passato, ma come un rinnovato, potentissimo ed insostituibile mezzo e strumento di sviluppo realmente sostenibile della nostra nuova Milano.

Dicembre 2017